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Poesie inedite di Calogero Di Giuseppe                            Qui potete scaricare l'opera completa (370 Kb)


 

 

IL CESTINO DEL VATE
(Ovvero il fattore A4 con i fattori B.C.E.O.T.).


U
n foglio A4, aperto…bianco
che vive, parla, racconta, tace…
che il vate prende…guarda e poi scruta,
lo gira, rigira pensa e scrive,
scarabocchia l'accartoccia e getta.
S'alza…va…mette mano al cestino,
prende il foglio lo srotola e legge,
lento, tra le rughe dell'A4:
ora
il verso scarabocchio par bello,
canta nell'orecchio al nuovo Dante,
sullo scrittoio riposa il foglio
e con enfasi la biro prende.
Ma l'estro, gli sfugge…se ne va…
per dispetto!
Il foglio davanti con le pieghe
le grinze e tutto il resto e lì…
se ne sta.
Lo sfida gli s'impone:
                                   "
Si son qua,
mi hai umiliato, sca-ra-boc-chia-to
con disprezzo gettato.
Non hai guardato quanta immondezza,
nel fondo del cestino,
polvere, cenere e porcherie
che stavan già là rinchiusi dentro,
quante carte rifiutate
quanti scritti ripugnanti.
Gli A4 non siamo tutti uguali
mi hanno fatto per il nuovo Omero
per un cosmico Poeta
per un genio della parola.
Lasciami col tuo sgraziato verso
sarà lo spunto d'un grande tema
per un altro Orazio o Cicerone:
l'Arroganza"

-   M
i parli d'arroganza
tu…misera cartaccia
a me che son poeta "allitterato"
premiato a Destra Centro e Sinistra,
plu ri an to lo giz za to, cercato
imitato, e di to ria liz za to
persino te le vi sio niz za to.
Io sono il Vate…redigo
versi e rappresento tutti quanti,
Omero Virgilio e anche Dante
e (quasi quasi) anche Majorino
perciò ho deciso:
ti butto nel cestino.
-
E no…prima di buttarmi
Se non mi riempi di versi "giusti"
ispirati, sonori e anche belli
che diranno i posteri di te?
che non c'eri, che accartocci carte?
Se non hai paura d'un foglio bianco
scrivi!
se no…portami
  "Da un che di versi se ne intende".
-
Mai…
io son "un che di versi s'intende"
t'affardello di versi rimati
logici, moderni e meditati.
Per i posteri colti e studiosi
d'intelletto molto facoltosi.
Non ti butto nel lordo cestino
i vati guido non son cretino.
-
Che succede casca il mondo
se lo butti nel cestino?
son cestino di tutto rispetto
io
anche greci e latini,
che hanno fatto grande
la parola e il pensiero,
per celare qualche brutto verso
hanno buttato scritta
l'intera pergamena.
E che mai sarà se un bianco foglio
vi toglie dai pasticci
e vi umilia l'orgoglio?
Sapeste quante terzine, dentro
me buttò il Sommo Dante
ne buttò tante…e tante.
E non parliamo di chi usò la lima
con la scusa della luna
l'Infinito e del " Pastore".
Perciò carissimo A4 degli
stivali miei…io faccio il cestino,
…come dicevan a Sparta
tu per favore, fai la carta.
-
Ma il foglio non s'arrende…
bianco, parla da solo
dice qualcosa…
ma il vate non comprende…
Ma l'editore sa
con le sue fesserie
quanti euro farà.

Fattori: B = Bianco; C = cestino; E = editore; O = orgoglio; T = testo

 


  

L'INFINITO
                              Di Giacomo Leopardi

Traduzione in dialetto siciliano di Calogero Di Giuseppe

 

 Sempri caru mi fu 'stu colli sulu
e stu limmitu, ca di tanta parti
di l'urtimu orizzonti a vista leva.
Ma assittannumi e guardannnu… infiniti
spazzi ddabbanna didda, e spirituali
silenzii,e funnutissima quiieti
nu pinsiari mi fingiu; unni pi picca
lu cori nun si scanta. E cuamu u viantu
siantu sciusciari tra 'sti chianti ìia chiddu
infinitu silenziu a chista vuci
vaiu aguagliannu: e ricuardu l'eternu,
e li muarti stasciuni, e la prisenti
e viva e lu suanu d'idda… Accussì
tra chista immensità lu ma pinsiari
s'annega…e l'affunnari dolcementi
mi piaci ni stu rannissimu mari.

 


 

L'URLO

 

Dove riposa il vento
quando tutto tace?…

Dove riposa il vento
quando d'amore e morte
tremanti noi viviamo?

Dove riposa il vento
dopo la tempesta
dopo lo scompiglio delle dune
dopo quel subbuglio metamorfico
dell'infocato deserto?

Sì. Io lo so…dopo la bufera
del caos alpino, il vento…
s'acquieta nel mio cuore
per scoprire ancora una volta
con una tremenda folata
e diffondere velocemente
il mio urlo invocante amore.

 


 

CLESSIDRA

 

 Tu
sei la misura
del tempo…

Dalla vagina
l'ora zero

Col primo latte
l'inizio.

Scorre la sabbia
nell'unica
boccetta…
senza ritorno
o capovolgimento.

Con l'ultimo granello
il sorriso della morte.

 


  

LA RONDINE DEL NILO

 

Come può il Nilo
così lungo e lontano
rivolgersi e salire
verso il latino Tevere
e poi salire su su
sino all'Adda?

Io lo so…come
l'hai portato Tu
Serag1 fino a noi.

 

 

1) SERAG AHMED, poeta egiziano.

La poesia gli è stata dedicata, ( scritta e letta ) dall'autore durante una recita del poeta al Bon Bon Cafè in via Brera il 19 2 1999.

  


 

ERA FIORITO IL MANDORLO

Era fiorito il mandorlo…
tendeva i rami a me
per cogliere la primavera.

Le flessibili verghe
di germogli piene
parevan le tue braccia
protese a me
dentro il vestito
di vivacissimi colori.

E tu nuova creatura
fatta di poche primavere
mi sorridevi…ed eri
fiore tra fiori.

Come…
Come ti palpitava il seno…
cosi roseo e lieve
che tra le mie dita
tremanti
coglieva il primo piacere
d'un amore adolescente.

Era fiorito il mandorlo…
profumò il primo bacio.
Indelebile restò nel tempo
come nel cuore la poesia.

 


 

ERO DIAMANTE

 
Come ciottolo
in fondo al fiume
levigato dal tempo
privo delle remote
sfaccettature,
giovani e taglienti,
mi trovo a rotolare
con l'impeto del verso
a piangere e cantare
tra cascate assordanti
di chiacchiere e parole.

Si comprime e il cuore
ad ogni urto…

Un sussulto…un verso…
come poeta rifiuto di morire.

Ero diamante
ora son sasso
levigato…stralunato
dalle batoste
nella vita.

 


 

 I POSTERI E I PARENTI DEL POETA

E si…quando morii, tanti anni fa
mi misero candele ai pie' de letto
e ceri e candelabri al capezzale.

Ma prima di spirar l'ultimo fiato
piangendo poco, pregando e ridendo,
mi fecero le lodi criticando
perché scrivendo non dicevo niente…
quando stavo zitto parlavo troppo.

Ed io, che di morire ero felice
stampai sulle mie labbra un bel sorriso:
senza aprire bocca o muover ciglio.

Loro che i versi miei avevan capito
vedendo mani giunte e cuor contento
piegaron le ginocchia e, tutti insieme,
lenti come un greco tragico coro
scandirono il verdetto allegramente:
- Finalmente se ne va…va…va… va.

 


 

GOMMONI  (1
 

Gommoni Caronti volanti
tra un inferno e l'altro.
Otranto canale di morte,
ponte di droga ed armi.

Gommoni carichi di scheletri

appena sbocciati alla vita
ora infondo a torbide acque
da frontiere riaperte e chiuse.

Gommoni…portate via i poeti…
quelli che non cantano
quelli che non odono
gli urli tra gli scogli…
Quelli che non vedono
sterili mammelle per bocche
aride e affamate.

Gommoni…portate via i poeti
e tutti quelli che non parlano…
no, noi non li vogliamo…no.

Non portate l'umile gente
orrendi squali aspettano
quello che i piranha lasciano.

 

1) Gommoni: mezzi, tristemente noti, per il trasporto degli emigranti balcanici nell'ultimo decennio.

 


 

L'ACCENTO  (1

E' tutto sul verbo Essere
Il mio discorso…il Tuo
Pensare che l'Essere
appena nato
comincia a morire:
l'accoglie un tumulto di cose
finite e infinite.
Aperte…
ad un mistero profondo
o alla luce fulgente.

E' tutto sul verbo Essere
Il mio discorso…e il Tuo?
Coniugando Io sono
vien fuori egli è.

Ma se togli l'accento
t'accorgi che noi (non) siamo
non possiamo avere, quindi…

Nulla eravamo
e niente siamo.
E' tutto sul verbo (non) Essere
Il nostro discorso
è l'Io che soccombe…
quel che rimane
l'accento
può prenderselo la Morte
perciò coniugazione tra il Nulla
l'Essere e l'Eterno.

1) L'uso frequente della vocale e è voluto.

 


 

 L'ONOREVOLE DEPUTATO(1
(Onorevole?)

Prima che il gallo canti
Io peccherò tre volte.

Ammazzerò mio fratello
Prostituirò la mia donna
E calpesterò il mio Dio.

Coro: per farti votare.

Prima che il gallo canti
Mi vanterò più volte
M'innalzerò su voi.

Coro: per farti votare.

Tradirò tutti e tutto
Sconoscerò me stesso
Confermerò me uomo

Coro: per farti votare

Purtroppo…
Purtroppo?
Purtroppo!

Per voi.
Per me
Per noi.

Coro: Non farti votare.

 

 

1) Dalla cronaca di tutti i giorni.

 

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