Poesie inedite di Calogero Di Giuseppe Qui potete scaricare l'opera completa (370 Kb)
IL CESTINO DEL VATE (Ovvero il fattore A4 con i fattori B.C.E.O.T.). Un foglio A4, aperto bianco che vive, parla, racconta, tace che il vate prende guarda e poi scruta, lo gira, rigira pensa e scrive, scarabocchia l'accartoccia e getta. S'alza va mette mano al cestino, prende il foglio lo srotola e legge, lento, tra le rughe dell'A4: ora il verso scarabocchio par bello, canta nell'orecchio al nuovo Dante, sullo scrittoio riposa il foglio e con enfasi la biro prende. Ma l'estro, gli sfugge se ne va per dispetto! Il foglio davanti con le pieghe le grinze e tutto il resto e lì se ne sta. Lo sfida gli s'impone: " Si son qua, mi hai umiliato, sca-ra-boc-chia-to con disprezzo gettato. Non hai guardato quanta immondezza, nel fondo del cestino, polvere, cenere e porcherie che stavan già là rinchiusi dentro, quante carte rifiutate quanti scritti ripugnanti. Gli A4 non siamo tutti uguali mi hanno fatto per il nuovo Omero per un cosmico Poeta per un genio della parola. Lasciami col tuo sgraziato verso sarà lo spunto d'un grande tema per un altro Orazio o Cicerone: l'Arroganza" - Mi parli d'arroganza tu misera cartaccia a me che son poeta "allitterato" premiato a Destra Centro e Sinistra, plu ri an to lo giz za to, cercato imitato, e di to ria liz za to persino te le vi sio niz za to. Io sono il Vate redigo versi e rappresento tutti quanti, Omero Virgilio e anche Dante e (quasi quasi) anche Majorino perciò ho deciso: ti butto nel cestino. - E no prima di buttarmi Se non mi riempi di versi "giusti" ispirati, sonori e anche belli che diranno i posteri di te? che non c'eri, che accartocci carte? Se non hai paura d'un foglio bianco scrivi! se no portami "Da un che di versi se ne intende". - Mai io son "un che di versi s'intende" t'affardello di versi rimati logici, moderni e meditati. Per i posteri colti e studiosi d'intelletto molto facoltosi. Non ti butto nel lordo cestino i vati guido non son cretino. - Che succede casca il mondo se lo butti nel cestino? son cestino di tutto rispetto io anche greci e latini, che hanno fatto grande la parola e il pensiero, per celare qualche brutto verso hanno buttato scritta l'intera pergamena. E che mai sarà se un bianco foglio vi toglie dai pasticci e vi umilia l'orgoglio? Sapeste quante terzine, dentro me buttò il Sommo Dante ne buttò tante e tante. E non parliamo di chi usò la lima con la scusa della luna l'Infinito e del " Pastore". Perciò carissimo A4 degli stivali miei io faccio il cestino, come dicevan a Sparta tu per favore, fai la carta. - Ma il foglio non s'arrende bianco, parla da solo dice qualcosa ma il vate non comprende Ma l'editore sa con le sue fesserie quanti euro farà. Fattori: B = Bianco; C = cestino; E = editore; O = orgoglio; T = testo
L'INFINITO Di Giacomo Leopardi Traduzione in dialetto siciliano di Calogero Di Giuseppe
Sempri caru mi fu 'stu colli sulu e stu limmitu, ca di tanta parti di l'urtimu orizzonti a vista leva. Ma assittannumi e guardannnu infiniti spazzi ddabbanna didda, e spirituali silenzii,e funnutissima quiieti nu pinsiari mi fingiu; unni pi picca lu cori nun si scanta. E cuamu u viantu siantu sciusciari tra 'sti chianti ìia chiddu infinitu silenziu a chista vuci vaiu aguagliannu: e ricuardu l'eternu, e li muarti stasciuni, e la prisenti e viva e lu suanu d'idda Accussì tra chista immensità lu ma pinsiari s'annega e l'affunnari dolcementi mi piaci ni stu rannissimu mari.
L'URLO
Dove riposa il vento quando tutto tace? Dove riposa il vento quando d'amore e morte tremanti noi viviamo? Dove riposa il vento dopo la tempesta dopo lo scompiglio delle dune dopo quel subbuglio metamorfico dell'infocato deserto? Sì. Io lo so dopo la bufera del caos alpino, il vento s'acquieta nel mio cuore per scoprire ancora una volta con una tremenda folata e diffondere velocemente il mio urlo invocante amore.
CLESSIDRA
Tu sei la misura del tempo Dalla vagina l'ora zero Col primo latte l'inizio. Scorre la sabbia nell'unica boccetta senza ritorno o capovolgimento. Con l'ultimo granello il sorriso della morte.
LA RONDINE DEL NILO
Come può il Nilo così lungo e lontano rivolgersi e salire verso il latino Tevere e poi salire su su sino all'Adda? Io lo so come l'hai portato Tu Serag1 fino a noi.
1) SERAG AHMED, poeta egiziano. La poesia gli è stata dedicata, ( scritta e letta ) dall'autore durante una recita del poeta al Bon Bon Cafè in via Brera il 19 2 1999.
ERA FIORITO IL MANDORLO E ra fiorito il mandorlo tendeva i rami a me per cogliere la primavera.L e flessibili verghe di germogli piene parevan le tue braccia protese a me dentro il vestito di vivacissimi colori.E tu nuova creatura fatta di poche primavere mi sorridevi ed eri fiore tra fiori.C ome Come ti palpitava il seno cosi roseo e lieve che tra le mie dita tremanti coglieva il primo piacere d'un amore adolescente.E ra fiorito il mandorlo profumò il primo bacio. Indelebile restò nel tempo come nel cuore la poesia.
ERO DIAMANTE Come ciottolo in fondo al fiume levigato dal tempo privo delle remote sfaccettature, giovani e taglienti, mi trovo a rotolare con l'impeto del verso a piangere e cantare tra cascate assordanti di chiacchiere e parole.S i comprime e il cuore ad ogni urtoU n sussulto un verso come poeta rifiuto di morire.E ro diamante ora son sasso levigato stralunato dalle batoste nella vita.
I POSTERI E I PARENTI DEL POETA E si quando morii, tanti anni fa mi misero candele ai pie' de letto e ceri e candelabri al capezzale. Ma prima di spirar l'ultimo fiato piangendo poco, pregando e ridendo, mi fecero le lodi criticando perché scrivendo non dicevo niente quando stavo zitto parlavo troppo.E d io, che di morire ero felice stampai sulle mie labbra un bel sorriso: senza aprire bocca o muover ciglio.L oro che i versi miei avevan capito vedendo mani giunte e cuor contento piegaron le ginocchia e, tutti insieme, lenti come un greco tragico coro scandirono il verdetto allegramente: - Finalmente se ne va va va va.
GOMMONI  (1 G ommoni Caronti volanti tra un inferno e l'altro. Otranto canale di morte, ponte di droga ed armi.G ommoni carichi di scheletri appena sbocciati alla vita ora infondo a torbide acque da frontiere riaperte e chiuse.G ommoni portate via i poeti quelli che non cantano quelli che non odono gli urli tra gli scogli Quelli che non vedono sterili mammelle per bocche aride e affamate.G ommoni portate via i poeti e tutti quelli che non parlano no, noi non li vogliamo no.N on portate l'umile gente orrendi squali aspettano quello che i piranha lasciano.1) Gommoni: mezzi, tristemente noti, per il trasporto degli emigranti balcanici nell'ultimo decennio.
L'ACCENTO (1E ' tutto sul verbo Essere Il mio discorso il Tuo Pensare che l'Essere appena nato comincia a morire: l'accoglie un tumulto di cose finite e infinite. Aperte ad un mistero profondo o alla luce fulgente.E ' tutto sul verbo Essere Il mio discorso e il Tuo? Coniugando Io sono vien fuori egli è.M a se togli l'accento t'accorgi che noi (non) siamo non possiamo avere, quindiN ulla eravamo e niente siamo. E' tutto sul verbo (non) Essere Il nostro discorso è l'Io che soccombe quel che rimane l'accento può prenderselo la Morte perciò coniugazione tra il Nulla l'Essere e l'Eterno.1) L'uso frequente della vocale e è voluto.
L'ONOREVOLE DEPUTATO(1 (Onorevole?) Prima che il gallo canti Io peccherò tre volte. Ammazzerò mio fratello Prostituirò la mia donna E calpesterò il mio Dio. Coro: per farti votare. Prima che il gallo canti Mi vanterò più volte M'innalzerò su voi. Coro: per farti votare. Tradirò tutti e tutto Sconoscerò me stesso Confermerò me uomo Coro: per farti votare Purtroppo Purtroppo? Purtroppo! Per voi. Per me Per noi. Coro: Non farti votare.
1) Dalla cronaca di tutti i giorni.
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